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7 Domande 7 a Silvia Pragliola (Poggio Bbaranèllo)

di Aindrèas Ridire

su www.viniartigianali.home.blog Il Blog sugli Artigiani del Vino

L’avventura di Silvia Pragliola nel mondo dei vini è relativamente recente, ma c’è molto da scoprire dietro alle sue etichette, così come capita molto spesso nel mondo dei vini artigianali. Abbiamo deciso di incontrarla dopo aver provato i suoi vini ed esserne stati colpiti per la capacità e la volontà di raccontare un territorio in maniera così diretta oltre che per il desiderio di nuove scoperte, sempre con le radici ben ferme nella tradizione.

Ecco le sue risposte e il racconto di Poggio Bbaranèllo.

  1. Silvia, nel vostro caso la viticoltura è stata una scelta personale e non un’eredità familiare. Come sei arrivata al mondo del vino? Vuoi presentarci la tua azienda?

Ciao Andrea, prima di tutto vorrei ringraziarti per il tempo e lo spazio dedicatoci ad approfondire la nostra realtà. In quest’anno molto difficile, i canali social ed i blog sono davvero importantissimi per noi ed a maggior ragione essendo noi una giovanissima realtà a livello produttivo, risultano essere uno dei migliori modi che abbiamo per arrivare agli appassionati e bevitori di vino. Quindi davvero grazie!

Venendo alla tua domanda, se dovessi rispondere con due parole direi è stata la casualità ed una serie di coincidenze non cercate e non volute. Io nasco come astemia, ho iniziato a bere vino non penso prima dei 24 anni ed adesso ne ho 36. Le coincidenze e casualità che mi hanno portato ad amare il vino e a sceglierlo come percorso di vita sono differenti.

Da quando ho 24 anni lavoro per un’azienda, un lavoro da videoterminale, cosa che non si addice alla mia irrequietezza. Nelle pause pranzo, un po’ come tutti i lavoratori da ufficio, me ne andavo al supermercato e lì ho iniziato a vedere le bottiglie di vino, a cercare delle etichette e a voler conoscere la storia di quei vini. Io ho un po’ la mania del collezionismo e per me entrare in una enoteca è come andare in libreria o in un negozio di dischi, mi sento avvolta da qualcosa che ha una storia, voglio conoscerla e poi averne una copia. Di base facevo questo andando al supermercato, cercavo una storia da tenere. Poi sono passata all’enoteca. Dopo un po’ ho deciso di fare il corso di sommelier e per mia fortuna ho conosciuto un ragazzo che adesso è un mio caro amico con il quale ci siamo allontanati un po’ alla volta dal percorso canonico ed abbiamo iniziato a conoscere il vino artigianale e naturale; tra l’altro Alessio, così si chiama, quando può ci aiuta nelle fiere perché è davvero un sommelier eccezionale.

Di base però la vita che facevo non mi piaceva, ero sempre alla ricerca di qualcosa, e il caso ha voluto che proprio mentre facevo il corso di sommelier, conoscessi Lisa che adesso è mia moglie e compagna di sventura in questo arduo progetto. Lisa ha capito la mia insofferenza sia perché era difficile non vederla e sia perché anche lei condivide con me alcune idee.

Silvia e Lisa

Il fatto che molti lavori di oggi non lascino niente, che sia tutto apparenza. Di base non siamo delle rivoluzionarie o idealiste, abbiamo i piedi ben piantati per terra, ma questa sofferenza “capitalistica”, se così vogliamo chiamarla, del “guadagna, spendi e stordisciti” non è proprio nelle nostre corde.

Anni prima mio padre, nel 2009, aveva comprato un terreno con casale annesso a Montefiascone, con dei soldi sventurati venuti da un incidente automobilistico in cui mia zia Margherita (a cui spero presto di poter dedicare un vino, che vorrei fosse da uve Malvasia), ha perso la vita e mia madre è stata in terapia intensiva per un mesetto e un altro paio in ospedale per riabilitazione. Insomma, una sventura, ma con quei soldi mio padre aveva appunto comprato la terra che oggi curiamo ed amiamo. Una terra che però nessuno curava, prima di noi. Lisa allora mi ha spronato a prendere la situazione in mano, perché sapeva che così la mia insofferenza si sarebbe placata e che potevamo riscattare il nostro tempo e i nostri valori in un progetto che davvero creasse qualcosa.

Ecco, questo qualcosa adesso lo facciamo ogni giorno e, anche se, ti assicuro, è molto più stancante del lavoro di ufficio, dà molte più soddisfazioni. Io e Lisa, ancora teniamo i nostri lavori e facciamo le pendolari tra Roma e Montefiascone, sperando che in un futuro almeno una delle due possa lasciarlo.

2. Vi definite vignaioli controvento, applicate pratiche biologiche e biodinamiche, avete compiuto quella che voi stesse definite “una scelta di vita” eticamente sostenibile. Ci vuoi raccontare qualcosa delle tecniche che voi adottate e delle ragioni che stanno dietro a questa decisione?

Allora, prima di tutto ci tengo a dire che fare delle scelte agronomiche che mettano in campo pratiche biologiche e/o biodinamiche e poi magari avere determinati stili di vita o etiche umane e lavorative poco civili non ci piace. Quindi di base credo che ogni azione agronomica che faccio debba avere il corrispettivo nella mia vita personale e sociale, oltre che come consumatore.

Questo ovviamente penso sia comunque molto difficile per tutti, dato il contesto storico-sociale-economico in cui ci troviamo. Noi cerchiamo di fare del nostro meglio, nel nostro piccolo e con i mezzi che abbiamo, l’importante è la coerenza e conoscere i propri limiti.

Quindi quando parlo di eticamente sostenibile, non parlo solo di non mettere prodotti sintetici in vigna o chimica in cantina, parlo di tanto altro. Parlo di energia rinnovabile, parlo di attenzione al consumo, di collaborazione con gli altri agricoltori, di rispetto per il lavoro. Penso che la chimica in vigna sia solo uno dei piccoli tasselli che rientrano in quello che vuol dire eticamente sostenibile. E io devo ringraziare Lisa per questo, perché lei è davvero quello che vuol dire eticamente sostenibile, lei è l’attenzione continua al rispetto di quello che è altro. Eticamente sostenibile è cura ed attenzione per l’altro da te, che sia natura, che sia uomo e non devi per forza avere milioni per fare questo, basta che con quello che hai ti impegni al rispetto. Lisa è questa parte essenziale e fondamentale nell’azienda, io sono solo il tutto fare, Lisa è l’etica che gira e pervade il nostro progetto, e senza di lei questo sarebbe solo un altro ed n-esimo produttore di vino naturale. Noi andiamo a fotovoltaico per quello che riguarda l’energia elettrica, a termocamino per il riscaldamento (la legna viene dal nostro bosco), acqua direttamente dal pozzo e concimiamo il nostro orto con humus che facciamo dalla nostra fossa dei rifiuti organici. A livello energetico cerchiamo di essere completamente autonomi.

Quindi controvento è sia perché siamo controvento proprio fisicamente, a volte la tramontana che abbiamo qui ha delle raffiche che superano i 70km/h, ma anche perché vogliamo e cerchiamo di fare altro oltre a fare vino; forse prima arriverà il vino e poi arriverà questo altro ai bevitori, ma senza questo altro noi non esisteremo.

Per quanto riguarda le tecniche agronomiche biodinamiche e biologiche, come dicevo ogni cosa va fatta con i propri tempi e le proprie possibilità; noi ad oggi abbiamo la possibilità di concimare con letame o composti da tale, ma non quella di dare preparati biodinamici (cosa che vorremmo, ma un dinamizzatore ha un costo che non tutti possono permettersi). Questo a meno che uno non vuole dinamizzare a mano, ma ti assicuro che essendo in 2 a badare a 4,5ha di vigna il tempo è molto e le energie che rimangono sono davvero poche.

Quindi ad oggi noi per quello che riguarda la vigna rientriamo nettamente nel biologico, concimiamo in parte come suggerisce il biodinamico, ma non usiamo i preparati.

A tendere vorremmo usare anche i preparati. Creare un ecosistema autonomo, con api e arnie oltre che oche per la vigna, ma ogni cosa a suo tempo.

3. Terroir come immagine del territorio, ma anche del terreno. Dove si trovano i vostri terreni e che tipo di tessitura e scheletro hanno?

I nostri terreni sono a circa 430 metri di altitudine, siamo sotto Montefiasconealta Tuscia Viterbese, dal lato che guarda il mare non il lago di Bolsena. Il versante sud del lago, dove noi ci troviamo, ha un terreno  molto più arido e sabbioso rispetto a quello nord che risulta invece essere più argilloso e a medio impasto. Tieni conto che abbiamo una produzione per ettaro di 30q.li quindi davvero bassissima, questo per farti capire la difficoltà del terreno.

Il nostro terreno ha un 88% di sabbia, 7% di limo e 5% di argilla; di base quindi è un terreno sabbioso, ma dopo il primo strato di sabbia abbiamo tufo, ovviamente essendo un terreno vulcanico. Questo permette ai nostri vini di avere moltissima sapidità e per fortuna anche importanti acidità (ndr. confermo, una mineralità e un’acidità anche sorprendente nei vini giovani, con interessanti prospettive di invecchiamento, penso per esempio al T1).

Inoltre essendo noi su un poggio costantemente ventilato e con una escursione termica giorno-notte considerevole abbiamo un pedoclima ideale per la vite e soprattutto per quella a bacca bianca. La vigna inoltre è esposta a sud- sud-ovest, il che garantisce un’ottima copertura solare durante il periodo estivo.

4. Qualche altra informazione tecnica: vitigni (tipo ed età), numero di bottiglie prodotte e mercato (italiano o anche estero)?

I nostri sono tutti impianti giovani, messi tra il 2014 ed il 2015 ed unicamente a bacca bianca. I vitigni su 4,4 ha sono 50% a procanico (trebbiano toscano), 40% roscetto (trebbiano giallo), 10% malvasia lunga toscana (ma dato che qui abbiamo parecchie fallanze l’anno prossimo inserirò in queste malvasia laziale puntinata, le fallanze stanno sul 5% del totale). Inoltre entro il 2022 dobbiamo mettere altri 4200mq che sarà a bacca rossa e nello specifico grechetto rosso, altro autoctono locale.

Siamo una realtà agli inizi quindi le bottiglie sono poche ed aumentano costantemente di anno in anno, fino ad assestarci in un futuro tra le 15.000 e le 20.000 bottiglie al massimo. Per la 2019 abbiamo prodotto 2000 bottiglie, nella 2020 usciranno 7000 bottiglie. La 2018 è stata la nostra prima annata, ma dato che una grandinata ci ha levato il 60% della produzione abbiamo fatto una produzione casalinga e di prova diciamo così.

Essendo la produzione molto bassa per adesso abbiamo solo un mercato italiano, principalmente in vendita diretta o presso enoteche e ristoranti con cui interagiamo personalmente in quanto crediamo molto nella collaborazione e nella lealtà e scambio tra oste e vignaiolo. Anche per quello che riguarda la distribuzione stiamo creando relazioni personali con i distributori sempre sullo stesso principio di relazione in cui crediamo. Per l’estero stiamo avviando delle collaborazioni in Europa del nord e in Canada e USA.

5. So che non è mai facile scegliere fra i propri vini; non ti chiedo di indicarci il tuo preferito, ma quello che secondo te forse meglio rappresenta l’azienda e la vostra filosofia lavorativa. 

Se devo proprio sceglie allora scelgo RM, roscetto macerato. Sono particolarmente affezionata a questo vino. In primo luogo il roscetto è un vitigno autoctono locale, si trova un po’ anche ai castelli romani ed in Umbria, ma sul nostro territorio si esprime a mio avviso egregiamente.

Il roscetto è un ribelle, una pianta che a vederla sembra una selvatica, si intreccia su se stessa, è forte e selvaggia. Il grappolo è piccolo e compatto, la buccia spessa.

Quando entri nei nostri filari di roscetto la vigna è tutto un profumo di sambuco e tè verde. Il roscetto, come dicevo, è ribelle produce ad anni alterni e un paio di grappoli per pianta, si fa desiderare, ci devi combattere. Ma quando ci hai combattuto ti regala grandi emozioni.

RM è nato un poco alla volta, nel 2018. annata della grandinata, abbiamo fatto solo il roscetto macerato, il procanico lo abbiamo conferito a un’altra cantina. Il primo anno lo abbiamo macerato a lungo, e così anche nell’annata 2019, anno in cui abbiamo avuto anche l’aiuto del consulente enologico che ci aveva proposto di vinificarlo in bianco. No, il roscetto non è da vinificazione in bianco e nel 2020 abbiamo a mio avviso trovato la soluzione migliore (anche con l’aiuto di un nuovo consulente molto bravo e attento a mio avviso), 30% della massa a macerare per tutta la fermentazione. É un vino complesso, che rimane nel bicchiere a lungo. Un vino che viene dalla vigna, dove tu devi domarlo, ma non troppo per farlo esprimere al meglio.

(ndr. RM è un vino che presenta una gran complessità, già al naso, dove subito si sente una nota dolce, di frutta secca, albicocca e pesca, ma anche sentori erbacei di maggiorana e timo. E poi in bocca sensazioni rivoluzionate ancora da una mineralità e salinità che racconta il territorio e il terreno ancor di più.)

6. A parte i tuoi vini, quali sono i tuoi gusti enologici? I vini di quali regioni e/o nazioni ami? Qualche nome? 

Allora io sono una persona curiosa e mi piace provare tutto, quindi bevo sia naturale che convenzionale, ma in questa scelta prediligo i vini artigianali che siano appunto naturali o no. Poi vado a momenti, passo mesi da bianchista e poi altrettanti da rossista, insomma dipende da come mi sento. Di base amo molto i vini bianchi marini, quindi Sicilia, Liguria, ma anche meno marini come i vini del Friuli e inoltre apprezzo enormemente anche l’Umbria con il grechetto e il trebbiano spoletino, mentre per i rossi adoro la toscana, tra tutti i blend di sangiovese e cannaiolo, e il Piemonte, di cui prediligo la freisa e la barbera. Mentre per l’estero amo i riesling della Mosella.

7. Progetti per il futuro? Sogni nel cassetto? Cosa vorresti fare da grande?

Sogni ne ho sia per l’azienda che per la mia famiglia.

In primo luogo spero di poter tornare presto a riabbracciare la gente e a essere sereni, a vedere sorrisi e a sorridere. Spero che il nostro progetto vada e che le difficoltà iniziali si risolvano. Vorremmo creare un piccolo consorzio di vignaioli ed agricoltori locali che si sostengano e collaborino, condividendo macchinari e lavoratori, che abbiano così la possibilità di avere non solo lavori stagionali, ma annuali.

Sogno poi uliveti e arnie per api e magari una bella sala degustazioni nella parte ancora non ristrutturata del nostro casale. Ma soprattutto spero di allargare la mia famiglia e di poter essere presto in 3, in 4 o chissà in 5.

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